DOMENICO VACCARO

Mercoledì 14 Maggio 2008

 

Il lavoro di Domenico Vaccaro procede per accumulazioni di scaglie inutili, schegge di esistenza non considerate, brandelli di oggetti dimenticati. Sono il rigore e la costanza con cui prosegue la sua ricerca a renderli unici e a scardinarne la natura. Un’ode cantilenante a tutto ciÚ che viene escluso perchÈ estromesso dal circolo “virtuoso” dell’utile e necessario, un ultimo, nostalgico sguardo che cristallizza l’infinitesimale. Non Ë un caso che il supporto scelto sia la diapositiva, figlia di quella macchina magica, la fotografia, capace di immortalare per sempre l’istante fuggevole. Non Ë un caso che sia la dimensione ridotta concessa dal riquadro della gabbia di plastica quella prescelta e pi_ rappresentativa. Il cortocircuito viene innescato con lo stravolgimento della proporzione microscopica degli elementi con cui vengono create le diapositive e la straniante grandezza che assumono nella proiezione, tra il delicato e paziente processo di elaborazione e il freddo medium scelto. La dimensione di famigliarit‡ che richiama la proiezione delle diapositive fa eco alla familiarit‡ che tutti noi abbiamo con i frammenti che compongono questi atipici “quadri di luce”, object trouvË del nostro quotidiano.

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